Lavoro nelle istituzioni PDF Stampa E-mail

Da diversi anni i membri dell’Associazione operano in progetti rivolti a detenuti, adulti e minori stranieri, all’interno delle istituzioni penitenziarie, con l’obiettivo di favorire da un lato una rielaborazione dell’esperienza migratoria e dei circoli viziosi che hanno portato al suo fallimento e dall’altro una maggiore comprensione delle istanze connesse al vissuto migratorio per il personale dell’istituzione. Sono state inoltre realizzate negli anni attività di sensibilizzazione e di formazione rivolte al personale con compiti socio-educativi e di custodia in merito alle specificità delle questioni poste dall’utenza immigrata.

Progetti specifici sono stati condotti in passato all’interno della casa circondariale di Aosta, nel carcere di Torino delle Vallette, nell’istituto di Saluzzo ed è in corso dall’anno 2001 un intervento all’interno dell’Istituto Penale Minorile “Ferrante Aporti” (in collaborazione con il coordinamento dei SER.T. dell’ASL1 di Torino). Attività di formazione sono state svolte, all’interno di diversi progetti, con il personale dell’IPM “Ferrante Aporti”, con personale del carcere di Asti, di Vercelli e di Novara e nel corso di incontri ad hoc presso le sedi formative del ministero della giustizia.

L’intervento con i detenuti consiste in attività di gruppo e in colloqui individuali, condotti da etnopsicologi e mediatori culturali dell’Associazione, aventi l’obiettivo di favorire una riflessione sul proprio percorso di vita e sui nodi problematici che lo contraddistinguono, in direzione di una presa d’atto del peso delle determinanti sociali, ma anche dell’importanza delle scelte individuali nello svolgersi della propria esperienza di vita e di migrazione. È infatti a partire da tale analisi che diventa possibile ridefinire lo scacco del proprio percorso in direzioni maggiormente produttive e soddisfacenti. Questo processo di presa d’atto, realistica e circostanziata, diventa fondamentale nel percorso dei giovani immigrati, spesso minori non accompagnati, che finiscono con il situarsi all’interno di circuiti devianti anche in conseguenza della percezione di assenza di concrete alternative. È in questi ultimi casi che diventa particolarmente utile favorire una rielaborazione del proprio itinerario (delle ferite che lo accompagnano e della sofferenza che sempre lo caratterizza) in direzione di una costruzione condivisa di alternative.

Le attività di gruppo risultano appropriate alla possibilità di proporre stimoli di riflessione sulla storia della propria emigrazione e della propria famiglia, toccando le vicende più critiche occorse nei contesti dei paesi di approdo, fino ad arrivare alle dinamiche proprie delle istituzioni penitenziarie, con attenzione alle relazioni con i compagni di cella o di sezione e con il personale. Per i detenuti più giovani diventa di particolare importanza riflettere sui conflitti e sulle determinazioni di ruolo che frequentemente si producono nel gruppo, e affrontare con gli altri le ipotesi di risposte alternative o atteggiamenti maggiormente soddisfacenti sul piano relazionale. Ampio spazio viene dedicato alla riflessione sulle risorse, sociali e personali, per poter vivere fuori dal carcere, affrontando l’incertezza di un percorso di inserimento sociale a lungo termine e la fatica legata alle dimensioni normative che impone.
Nel corso di questo tipo di interventi, particolare importanza è data all’interazione con il personale degli istituti, in particolare con gli operatori con competenze sociali e di progetto, nel tentativo di articolare congiuntamente definizioni più complesse dell’esperienza delle persone incontrate, anche al fine della progettazione di misure alternative adeguate.