Condividiamo il comunicato stampa della Rete torinese contro tutti i CPR relativo all’inchiesta sulle certificazioni di idoneità sanitaria al trattenimento nei CPR.
Inchiesta idoneità CPR: vicinanza ai medici, rifiuto dei ruoli securitari e difesa della salute come
diritto fondamentaleLa Rete torinese contro tutti i CPR esprime piena vicinanza e solidarietà ai medici e mediche
coinvolte nelle recenti vicende giudiziarie e nelle perquisizioni eseguite nei giorni scorsi.
Confidiamo nel lavoro della magistratura, alla quale spetta l’accertamento dei fatti e delle
responsabilità individuali nel rispetto della presunzione di innocenza, fiduciosi che l’operato dei
professionisti della salute sia stato guidato dalla deontologia e della tutela della persona.Al contempo, condanniamo fermamente le modalità di perquisizione messe in atto nei confronti dei
medici coinvolti, ritenendole sproporzionate e lesive della dignità professionale di chi opera
quotidianamente a tutela dei diritti fondamentali.Concordiamo pienamente con quanto espresso dalla FNOMCeO (Federazione Nazionale degli
Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri): i medici non sono e non possono essere
trasformati in ausiliari delle politiche di sicurezza o in strumenti di controllo delle frontiere. La
salute è un diritto fondamentale garantito dall’Articolo 32 della Costituzione e non può essere
subordinata a esigenze di gestione amministrativa dell’immigrazione. Il compito primario ed
esclusivo del personale sanitario sono la prevenzione e la cura, in un’ottica di tutela della salute e
della dignità di ogni essere umano. Di conseguenza, pretendere che il giudizio clinico venga
condizionato o asservito a logiche di ordine pubblico o securitarie rappresenta una grave distorsione
del ruolo professionale e dei principi deontologici che lo regolano.Riteniamo doveroso chiarire che la campagna sulla non idoneità alla vita nei CPR — promossa e
sottoscritta da diverse realtà scientifiche e sociali, tra cui molte aderenti alla nostra rete — nasce e si
sviluppa come un’azione di sensibilizzazione basata su evidenziate prove scientifiche: il report
dell’Ufficio Regionale Europeo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO, 2022) ha messo
in luce come i luoghi di detenzione amministrativa rappresentano un provato fattore di rischio e di
patogenicità per la salute mentale e fisica delle persone ristrette.I CPR si confermano quindi come contesti strutturalmente inadeguati e lesivi del benessere
individuale e collettivo, luoghi patogenici e inumani: anche per questo torniamo a chiederne
l’immediata chiusura.Rete torinese contro tutti i C.P.R.